Durante i 280 giorni dal primo giorno dell’ultima mestruazione, che rappresentano la durata media di una gravidanza a termine, il feto attraversa diversi stadi di accrescimento e sviluppo. Le ecografie che il vostro ginecologo vi farà documenteranno questa crescita e voi sarete più o meno tranquille, “orgogliose” per la crescita ottimale o invece preoccupate per uno sviluppo scarso o eccessivo del vostro bambino.
 
La famosa “rotella”, o regolo ostetrico, che magari possedete e su cui potete controllare la settimana di gestazione, vi scandirà il tempo della gravidanza; imparate ad utilizzarlo: si parte appunto dal primo giorno dell’ultima mestruazione per arrivare al termine della 40° settimana, e non dalla presunta data di ovulazione o dal giorno del rapporto, anche se nella vostra memoria e con la vostra sensibilità è ben chiaro quel momento…
 
La valutazione dell’accrescimento endouterino fisiologico presuppone una corretta conoscenza dell’età gestazionale, e questa verrà stabilita dal vostro ginecologo con una ecografia precoce, entro la 12° settimana di amenorrea (mancata mestruazione).
È stato osservato che la velocità di crescita dell’embrione e del feto è massima all’inizio della gravidanza e diminuisce progressivamente fino al termine. Ma la crescita assoluta, intesa come peso o massa corporea acquisita nell’unità di tempo, aumenta mano a mano che la gravidanza procede, essendo massima a 37-38 settimane, per poi diminuire di nuovo.
 
Nella fase iniziale, fino a 20 settimane di età gestazionale, l’embrione – e poi il feto – presenta una crescita prevalentemente di tipo staturale o scheletrico; invece nella fase terminale la crescita è di tipo ponderale; nella fase intermedia il primo tipo di accrescimento si trasforma gradualmente nel secondo.  
Utile ricordare che nella fase terminale il rapporto tra peso del feto e peso della placenta aumenta gradualmente, perché il peso del feto si accresce molto di più del peso placentare, essendo normalmente il peso della placenta a termine circa un sesto del peso fetale.
Si può dedurre che, mentre le esigenze nutrizionali del feto continuano ad aumentare, la capacità di farvi fronte della placenta ha un limite invalicabile, tanto è vero che la crescita assoluta del peso fetale diminuisce più o meno vistosamente dopo la 38° settimana di età gestazionale.
Nella fase iniziale dell’accrescimento predomina l’importanza degli elementi materni, embrionali e poi fetali, dato che la funzione placentare possiede un ampio margine di riserva rispetto alle esigenze del concepito. 
Invece nella ultima fase della gravidanza, quando il margine di riserva si riduce, la funzione placentare (flussi ematici e capacità di trasporto) assume importanza sempre maggiore.
 
Il monitoraggio dell’accrescimento fetale, oltre allo scopo di verificare la crescita dei feti che si sviluppano normalmente, ha l’obiettivo di identificare i feti piccoli e quelli grandi per l’età gestazionale, due condizioni alle quali sono associati tassi di morbosità (complicazioni mediche, malattia) e mortalità maggiori.
È importante identificare entrambe le condizioni per meglio monitorare il benessere fetale, utilizzare presidi terapeutici efficaci e programmare la tempistica e la modalità del parto.
L’esame clinico con la sola palpazione addominale non offre una validità diagnostica sufficiente a includerlo nello screening routinario dei feti piccoli per età gestazionale; lo stesso vale per la misurazione della lunghezza fondo uterino-sinfisi pubica, utile nel controllo della gravidanza fisiologica ma di incerta utilità nell’identificare la popolazione a rischio di nati piccoli per età gestazionale. Stessa scarsa utilità dei metodi per quanto riguarda la identificazione dei feti grandi per l’età gestazionale.
Ovvio che la clinica e l’esperienza del vostro medico sono fattori importanti in ogni caso per il controllo della normale crescita del feto e saranno di certo associati alla valutazione di altezza e peso della mamma e anche della corporatura del padre: esiste una ereditarietà anche in questo ambito!
Per questo e per mille altri motivi è inutile e dannoso confrontare i propri dati con quelli dell’amica o della collega di lavoro: così facendo incorrerete in sterili preoccupazioni, perché ognuna di voi ha geneticamente una predisposizione diversa.
 
L’ecografia con valutazione della biometria fetale, per quanto ben effettuata dal vostro medico che deve avere adeguata esperienza ecografica e utilizzare apparecchiature aggiornate, ha una scarsa precisione sulla previsione di peso alla nascita (circa il 10-12% in più o in meno): questo significa che se il vostro curante valuta un peso di 2800 grammi, il vostro bimbo potrebbe pesare 2520 o 3080 grammi!
Ecco ancora che confrontare le vostre curve di crescita con quelle dell’amica seguita altrove e magari con altri criteri può diventare una inutile fonte di ansia.
 
L’impiego di modelli matematici o altre tecniche per descrivere e prevedere un andamento di crescita personalizzato per il singolo feto in esame è molto promettente, ma non ha ancora avuto la conferma di ampie applicazioni nella pratica clinica.