I futuri papà lo sanno: diventare padre è un’avventura piena di emozioni, di gioie… ma anche di cliché! Tra consigli non richiesti, pressioni, rappresentazioni culturali e convinzioni radicate, molti giovani papà dubitano della propria capacità di assumere questo ruolo. E se portassimo un po’ di sfumature? Ecco 10 idee sbagliate sui papà che è tempo di superare per accogliere il bebè con fiducia.
1. « I papà sono troppo impacciati per occuparsi di un bebè »
Perché è falso?
Il genere non definisce la capacità di occuparsi (o meno) di un bambino e diventare genitori per la prima volta comporta sempre qualche piccola goffaggine, sia per i padri sia per le madri.
Tutto si impara, passo dopo passo
Le competenze genitoriali non sono innate, né per la mamma né per il futuro papà. Come dice il proverbio: “Genitori non si nasce, si diventa”. I primi gesti possono sembrare impacciati, ma con la pratica tutto diventa più naturale. Fare il bagnetto, cambiare un pannolino o calmare il bebè diventano presto gesti quotidiani in cui ci si sente competenti, con un po’ di esperienza. L’importante è osare, anche se non è tutto perfetto.
2. « I papà sono meno legati al loro bebè »
Perché è falso?
L’amore e l’attaccamento non dipendono dal genere del genitore, ma si costruiscono attraverso le cure quotidiane. Un futuro papà può sviluppare un legame profondo e sicuro con il proprio bambino fin dalla gravidanza e nel periodo post-partum.
Creare un legame fin dall’inizio
Partecipare alle cure, fare pelle a pelle, coccolare il bebè e condividere momenti di gioco permette al padre di costruire un legame di attaccamento solido, favorendo la sicurezza emotiva del bambino.
➡️ Potete iniziare a tessere questo legame ancora prima della nascita: scoprite i 5 consigli per coinvolgervi durante la gravidanza.
3. « I papà non sentono il bisogno di coinvolgersi »
Perché è falso?
Molti futuri papà desiderano coinvolgersi, ma a volte mancano di riferimenti o di fiducia in sé stessi. La loro paura più grande? Fare “male”.
Le occasioni per coinvolgersi non mancano
Andare alle visite mediche, seguire i corsi di preparazione alla nascita, prendere il relais nelle attività quotidiane, praticare il portage e occuparsi delle cure del neonato sono tutte occasioni per il futuro papà di sentirsi pienamente parte attiva nella genitorialità.
4. « Se la mamma allatta, il papà rischia di sentirsi escluso »
Perché è falso?
Solo le mamme possono allattare, è vero. Tuttavia, il ruolo del giovane papà è fondamentale per sostenere la mamma e il bebè.
Il custode del benessere
Durante l’allattamento, il padre contribuisce a creare le condizioni favorevoli alla sua buona riuscita. Può così diventare il custode del comfort della compagna e prendere il relais su molti altri aspetti della genitorialità.
5. « I papà non piangono mai »
Perché è falso?
Gli esseri umani sono fatti di emozioni. La nostra società ha a lungo teso a dimenticarlo e, per diverse generazioni, le emozioni sono state nascoste e silenziate. Ma le cose stanno cambiando, poco alla volta.
Imparare ad accettare le proprie emozioni
Accettare le proprie emozioni e saperle esprimere favorisce la comunicazione nella coppia e rafforza la complicità con il bebè.
6. « I papà sono meno attenti ai bisogni del bebè »
Perché è falso?
L’attenzione che si offre non dipende dal genere, ma dalla capacità di osservare il proprio bambino.
Osservare per imparare
Ogni futuro papà impara a riconoscere e rispondere ai segnali che il suo bambino invia. Partecipare alle cure e ai momenti di gioco quotidiani permette di diventare più attenti ai bisogni del bebè e rafforzare il legame genitore-figlio.
7. « I papà non sanno gestire il sonno »
Perché è falso?
Anche se il carico mentale delle notti ricade ancora troppo spesso sulle spalle della mamma, sempre più papà desiderano coinvolgersi nella gestione del sonno del loro bambino.
Essere presenti per accompagnare il sonno
La genitorialità, nella maggior parte dei casi, si costruisce in due. Alcune famiglie scelgono di alternarsi, una notte ciascuno. In caso di allattamento, il papà può portare il bebè alla mamma e poi aiutarlo a riaddormentarsi. Molti partecipano con piacere alle routine della nanna, ai riposini e ai risvegli notturni, sostenendo la mamma e costruendo i propri punti di riferimento.
8. « I papà non hanno abbastanza pazienza per calmare un bebè che piange »
Perché è falso?
Ognuno di noi ha un proprio grado di pazienza e una soglia di tolleranza al pianto diversa. Ogni genitore trova le proprie modalità per accompagnare e rassicurare il bambino.
Provare, adattarsi e fare del proprio meglio
Fasciare, cullare, abbracciare, usare la voce: sperimentando tecniche diverse, i giovani padri scoprono ciò che funziona meglio per il loro bebè. Alcuni scelgono anche di partecipare a laboratori genitore-bebè per familiarizzare con questi strumenti.
9. « I papà fanno le cose meno bene della mamma »
Perché è falso?
Essere un buon genitore non si definisce in confronto alla mamma, ma nel modo unico in cui ogni futuro papà si prende cura del proprio bambino.
Valorizzare le proprie competenze
Ogni futuro papà sviluppa il proprio modo di fare con il bambino: alcuni privilegiano il gioco, altri il portage o le coccole. Non esiste un’unica “maniera giusta”, ma una molteplicità di gesti e attenzioni che contribuiscono a creare legame e genitorialità. Riconoscere questa unicità rafforza la fiducia del papà e favorisce una genitorialità davvero complementare ed equilibrata nella coppia.
10. « Il parto non riguarda il padre »
Perché è falso?
Il parto è, nella maggior parte dei casi, un evento condiviso. Anche se la mamma è al centro dal punto di vista medico e fisico, la presenza del futuro papà ha un ruolo essenziale.
Essere presenti a modo proprio
Ogni futuro papà vive il parto in modo diverso. Alcuni preferiscono essere attivi (incoraggiare, accompagnare la respirazione, tagliare il cordone), altri scelgono una presenza più discreta: sostegno morale, intermediario con l’équipe sanitaria, portavoce dei desideri della mamma quando non può esprimerli, o semplicemente presenza rassicurante. Ciò che conta è esserci, nel momento presente, per attraversare insieme questo evento fondante.
Diventare padre significa innanzitutto imparare a scrivere la propria storia, senza cercare di copiare o competere. Lontano dai cliché, ogni futuro papà ha un ruolo essenziale in ogni fase: la gravidanza, il parto, il rientro a casa. Il suo ruolo non si limita ad “aiutare”: è un vero pilastro per la sua famiglia. Valorizzando la propria unicità e osando fare a modo proprio, il papà costruisce una relazione forte e unica con il suo bambino – contribuendo a un equilibrio prezioso all’interno della coppia.

