Sin dalla prima visita dal pediatra, si sente parlare di percentili di crescita in riferimento al peso e all’altezza del proprio bambino. Cosa sono? Scopriamolo insieme.

Percentili di crescita, cosa sono

I percentili di crescita sono individuati da linee curve riportate su apposite tavole, costruite da Tanner in Inghilterra misurando la popolazione infantile.

Sulle tabelle di crescita sono presenti diverse linee, ai cui estremi se ne trovano due denominate rispettivamente 3° e 97° percentile: questi due valori rappresentano i valori minimi e massimi, per una data età, ritenuti “normali”. Oltre a queste due curve, troviamo quelle del 10°, 25°, 50° e 75° percentile.

Esistono tavole relative alla statura, al peso e alla circonferenza cranica, per i maschi e per le femmine. Riportando il valore della statura (o del peso) di un soggetto in corrispondenza dell’età, possiamo capire subito se la sua crescita si colloca in un ambito di normalità o se viceversa è al di fuori, in eccesso o in difetto. Effettuando diverse misurazioni a distanza di tempo e riportando i punti sulle tavole, si ottiene una linea che indica, in modo tanto semplice quanto immediato, quale sia la modalità di crescita di un bambino. Ci sono soggetti che crescono in modo regolare, seguendo il loro percentile, altri che presentano variazioni in discesa o in salita. Queste variazioni devono sempre essere valutate nel contesto globale della salute del soggetto (in quanto, in alcuni casi, possono essere un segnale di malattie metaboliche, sistemiche e/o a carico dell’apparato endocrino).

Percentili di crescita del bambino, come interpretarli

La velocità di crescita (per la quale esistono apposite tabelle), fisiologicamente elevata nei primi due anni di vita, tende poi a scendere, per risalire in modo evidente alla pubertà. A titolo esemplificativo, a 2-3 anni d’età è considerata “normale” una crescita di 7-8 cm/anno, a 6-8 anni di 6 cm/anno e a 8-10 anni di 5 cm/anno. Senza entrare nel merito delle singole patologie, si vuole evidenziare come la crescita (ed in particolar modo la velocità di crescita) rappresenti un indice di benessere del soggetto in esame.

Recentemente, nel nostro Paese, sono state costruite tavole basate sulle misure effettuate a migliaia di bambini ed adolescenti, sia maschi sia femmine, di età compresa tra 2 e 20 anni. Queste tavole sono certamente più rispondenti alla nostra realtà territoriale e consentono valutazioni meno teoriche, inerenti la corretta crescita staturo-ponderale dei bambini valutati.

Ciò premesso, appare chiaro il motivo per cui la valutazione dei percentili di crescita di un bambino/ragazzo sia parte integrante della valutazione pediatrica in ogni visita.

Relativamente alla valutazione della crescita staturale e nello specifico nell’individuazione della possibile statura finale di un soggetto (target genetico), è necessario considerare la statura dei genitori: conoscendo con esattezza questi dati, siamo in grado di calcolare il target genetico con una semplice formuletta:

Maschio: [(altezza madre + 13) + altezza padre]:2 +/- 8,5 cm

Femmina: [(altezza padre – 13)+ altezza madre]:2 +/- 8,5 cm

Quanto riportato è l’espressione matematica di quanto l’osservazione clinica è in grado di dirci a colpo d’occhio: genitori piccoli di statura dovrebbero considerare che anche nelle migliori condizioni di salute e di nutrizione, i loro figli non potranno raggiungere il 97° percentile, senza che questo sottintenda un qualche disturbo. Proprio quello della bassa statura e più in generale della crescita è, infatti, un problema molto sentito dalle famiglie. In un contesto sociale nel quale l’apparenza e la prestanza fisica sono dei valori talvolta superiori alle capacità ed alle competenze specifiche, l’ipotesi di avere figli che non raggiungano il metro e ottanta può costituire un problema con innegabili influenze sullo sviluppo psicologico e l’equilibrio del bambino/ragazzo. Pur comprendendo che ogni genitore vorrebbe il massimo per i suoi figli, è importante tener conto dei limiti posti dalla natura, per evitare situazioni di disagio, in particolar modo nel periodo dell’adolescenza.

Patologie della crescita e obesità

Tralasciando questo aspetto, è evidente che invece vi siano situazioni nelle quali la bassa statura sia indice di una o più situazioni patologiche e che quindi richieda in primis una diagnosi accurata e successivamente un’idonea terapia.

Schematicamente, possiamo riconoscere cause endocrinologiche di bassa statura (deficit di Ormone della crescita - GH, ipotiroidismo, malattie surrenali) e cause non endocrinologiche (alterazioni cromosomiche, patologie osteo cartilaginee, alterazioni nutrizionali e metaboliche, malattie d’organo quali cardiopatie, insufficienza respiratoria o epatica o renale etc.). Non è ovviamente questa la sede per affrontare anche solo in modo superficiale queste molteplici malattie, ma è utile evidenziare come per molte di esse i progressi della medicina siano in grado di garantire sufficienti risultati in termini di crescita staturale (pensiamo ad esempio al trattamento con GH nei casi di deficit dell’ormone della crescita).

Il problema emergente è però rappresentato dall’epidemia di obesità che sta interessando l’età pediatrica. Circa il 30% dei bambini italiani è sovrappeso/obeso (oltre il 97° percentile delle curve per il peso). Eppure, paradossalmente, questo dato è largamente vissuto come normale dalle famiglie, rispetto ad esempio ad una bassa statura. Purtroppo si tratta di un trend in crescita e preoccupa molto il fatto che sempre più bambini soffrano di malattie un tempo considerate appannaggio esclusivo dell’età adulta (diabete di tipo 2, steatosi epatica, ipertensione arteriosa, sindrome metabolica).

È dunque fondamentale preoccuparsi più dei percentili elevati per il peso, piuttosto che di quelli relativamente bassi per la statura.