La gravidanza si definisce protratta quando continua oltre le 42 settimane (294 giorni), epoca stabilita dopo la ecografia del primo trimestre effettuata non oltre la 16° settimana di età gestazionale.

Secondo questa definizione la gravidanza  protratta interessa il 5 %- 10% delle gravide. I rischi materni, fetali e neonatali aumentano oltre le 41 settimane di età gestazionale, ma sembra che gli esiti avversi siano correlati soprattutto con il ritardo di crescita e le malformazioni fetali.

Ci sono tra l’altro differenze interetniche nella mortalità perinatale a partire dalla 41° settimana di gestazione.

Una revisione non sistematica della letteratura riferisce che numerosi studi riportano complicanze materne associate alla gravidanza protratta. Le complicazioni più comuni sono le distocie in travaglio, la distocia di spalle, I traumi ostetrici, le emorragie del post partum. Queste complicazioni sono spesso associate ad aumento di peso fetale alla nascita . 

La maggior parte dei nostri punti nascita suggerisce l’induzione del travaglio di parto dopo la 41 e tre giorni / quattro giorni di gestazione, considerando anche I tempi tecnici dell’induzione stessa e del suo eventuale successo. Queste premesse giustificano quindi lo stretto monitoraggio del benessere materno-fetale dal termine nei 10 / 12 giorni che seguono il termine stesso. 

Questo monitoraggio include il conteggio dei movimenti fetali che vi verrà chiesto di effettuare giornalmente, il controllo del liquido amniotico e della velocimetria doppler tramite l’ecografia e l’eventuale cardiotocografia, ovvero la registrazione del battito cardiaco fetale. E questo sorveglianza del benessere della mamma del feto verrà suggerita e applicata dal vostro medico o dal centro di riferimento.

Un’indagine condotta nel Regno Unito tramite un questionario ha rivelato come le donne possono cambiare parere con il procedere della gravidanza: la preferenza per una condotta di attesa è stata manifestata nel 45% del campione a 37 settimane, ma nel 31% a 41 settimane. 

Le motivazioni principali riferite sono state quella di non poter sopportare di essere ancora gravide oltre la 41- 42 settimane di gestazione, di non percepire benefici nell’attesa nè i rischi del parto indotto, la preoccupazione per l’aumentare delle dimensioni del feto oppure ancora le difficoltà legate all’organizzazione familiare

Gli studi epidemiologici registrano un lieve aumento del rischio di esiti avversi perinatali oltre la 40ª settimana e un aumento del rischio materno di interventi in travaglio di parto  e del maggior ricorso al taglio cesareo.

Le prove non sono comunque conclusive. I benefici connessi all’induzione del travaglio nella gravidanza oltre la 41ª settimana di età gestazionale devono essere bilanciati con i rischi e le complicazioni legate all’intervento, ma certo a volte l’induzione è necessaria e non procrastinabile, a discrezione del curante o del centro ospedaliero, dopo aver ovviamente valutato ogni opportunità  per perseguire  il benessere vostro e del vostro bambino.

Alle donne con gravidanza protratta non complicata deve essere offerta l’opportunità di partorire spontaneamente, ma ben sorvegliate, anche se questo comporta per voi ulteriori controlli e a volte un maggior stress.

D’altra parte per evitare i rischi legati alla prosecuzione della gravidanza, l’induzione del parto deve essere offerta a tutte le donne con gravidanza non complicata da 41 a 42 settimane di gestazione.

Ovvio che il momento in cui effettuare l’induzione del parto deve tener conto delle necessità della donna, dei risultati dei itest di sorveglianza fetale adottati, del contesto assistenziale, della storia di quella gravidanza e delle condizioni locali più o meno favorevoli del collo dell’utero, ovvero della probabilità di successo di ottenere a breve un parto vaginale il più possibile sicuro.

La noia maggiore per voi sarà a volte il lungo tempo di attesa da ricoverate, in quanto l’induzione necessita a volte di ore e giorni per esitare nel parto.

Le metodiche di induzione al travaglio di parto sono varie, Ognuna applicabile più favorevolmente in situazioni specifiche, spesso adattabile alle condizioni cliniche della donna e alle sue esigenze personali e sono un capitolo dell’ostetricia attuale ancora molto controverso e discusso. Il vostro medico o il centro ospedaliero di riferimento saranno certamente in grado di suggerirvi la metodica migliore, se necessaria, e di monitorare il benessere vostro e del vostro bambino.

Ovvio che tutto questo vale se esiste un rapporto di fiducia  e di rispetto reciproco, premessa principale auspicabile per un buon esito della vostra gravidanza.

Ed in mezzo a tutta questa seriosa scienza…. ben vengano l’olio di ricino, l’olio di enotera, il massaggio dei capezzoli, i rapporti sessuali con il vostro partner, il cibo piccante….. un bel clistere!!!!  Tutto ciò di NON farmacologico che possa aiutarvi a dare il via al tanto auspicabile travaglio di parto.

Perché in tutto ciò sono sempre del parere che la natura può fare molto da sola!!!!