Sviluppo emotivo della prima infanzia

Le emozioni sono una parte del repertorio innato dell’essere umano. Il fatto che si tratti di qualcosa che caratterizza la specie umana fin dalla nascita e che nell’arco dell’evoluzione sia stato selezionato e mantenuto come comportarmento adattivo, impone una riflessione circa l'importanza e la cura che dobbiamo mettere in questo particolare aspetto dello sviluppo.

Le emozioni si basano su processi biologici, precodificati e automatici, nel corso dello sviluppo, poi, ciascuno impara la modulazione emotiva e le varie modalità in cui le emozioni si possono esprimere.

 

Dal punto di vista dell’evoluzione, le emozioni hanno uno scopo ben preciso: direzionare il comportamento per la sopravvivenza

In un’epoca dove, fortunatamente la sopravvivenza non è più legata al dover lottare o scappare da animali feroci, il concetto di direzionare il comportamento mantiene per alcuni versi il compito di farci sopravvivere e per altri diviene fulcro per spingerci verso le cose importanti per noi. 

 

Nel corso dello sviluppo non solo le emozioni divengono più articolate, ma si confrontano anche con lo sviluppo cognitivo, con cui il rapporto non sempre è di facile da orchestrare.

 

Seguendo lo sviluppo emotivo si possono individuare differenti fasi e momenti

 

  • MI PIACE/NON MI PIACE: questo è il repertorio con cui qualsiasi neonato viene al mondo. Le emozioni non sono ben differenziate fra loro, ma si suddividono in due grandi gruppi: sensazioni piacevoli (momento delle cure, della nutrizione…) e non piacevoli (dolore fisico, solitudine, stanchezza..)

 

  • AIUTO, COSA SUCCEDE? Compare, anche questa nelle primissime settimane, la sensazione di paura per stimoli rumorosi o luminosi improvvisi o troppo forti. In queste primissime fasi l'intento non è comunicativo, ma principalmente il comportamento associato a queste sensazioni è quello di garantire la maggior probabilità di sopravvivenza: se qualcosa non va la sensazione spiacevole porterà a piangere e questo avviserà chi si occupa del neonato circa la necessità di risolvere questa situazione che il piccolo in autonomia non sa gestire. 

 

  • MA QUESTE COSE SI USANO PER COMUNICARE!!! Passa in realtà poco tempo prima che il bambino si accorga che questi comportamenti provocano delle reazioni nel mondo che li circonda. Fra i due mesi e il primo anno infatti la competenza del bambino cresce in modo continuativo rendendolo sempre più capace di rispondere in modo coerente agli stimoli che lo sollecitano e utilizzando il suo comportamento sempre di più per influenzare ambiente e persone che lo circondano.  Verso i due mesi compare il sorriso sociale in risposta alla prossimità di volti e alle parole. Dal punto di vista evolutivo, questo influenza chi è vicino al bambino che sarà più propenso a parlargli esponendolo in questo modo ai suoni della propria lingua nella giusta modalità perché inizi il loro processo di apprendimento.

 

  • QUESTE EMOZIONI SONO TANTE!! Successivamente fanno la loro comparsa altre tipologie di emozioni: in primo luogo la sorpresa, fra i 2 ei 3 mesi, che viene poi seguita da rabbia, gioia, tristezza per arrivare verso i 7 mesi alla manifestazione della collera per esperienze frustranti. Successivamente compare la paura verso cose e persone sconosciute o poco familiari. Anche questo dal punto di vista evolutivo, ha funzione di autoconservazione e sopravvivenza, dal momento che lo sviluppo di queste particolari paure coincide con l’apprendimento della capacità di moderarle in autonomia.

 

  • EMOZIONI MIE, TUE, NOSTRE! Le ultime emozioni a svilupparsi sono quelle dette “sociali” che riguardano il rapporto del bambino con gli altri. Queste sono emozioni un po’ diverse dalle precedenti perché vengono spese e modulate in modo differente a seconda del contesto socio-culturale e si tratta principalmente delle emozioni di colpa, vergogna e disprezzo. Durante lo sviluppo poi rappresentano un’ulteriore evoluzione le emozioni “miste” che al loro interno coniugano alcuni aspetti delle emozioni di base, come ad esempio la malinconia (alcuni aspetti di gioia e alcuni di tristezza).

 

Queste fasi di sviluppo emotivo si susseguono in tempi abbastanza simili per i bambini, e trattandosi di apprendimenti complessi, la figura adulta di riferimento è fondamentale che garantisca supporto. 

 

I due suggerimenti più importanti da dare ai genitori che vogliano aiutare i bambini in questo senso sono: 

 

  1. LEGITTIMARE LE EMOZIONI: non esistono emozioni sbagliate, noi, come il bambino, le proviamo senza poterle controllare. Ciò che si può dominare è il comportamento, non l’emozione. Ci possono sembrare emozioni troppo intense, ma la strada per la loro modulazione non passa dal “Non devi arrabbiarti”/ “Non puoi essere triste”, ma piuttosto dal “Capisco che ti senti molto arrabbiato, ma nonostante questo non puoi picchiare il tuo compagno. Quando succede questo vieni a dirmelo e ti aiuterò a trovare una soluzione.” Questa gestione legittima l’emissione, ma non il comportamento e nello stesso tempo ne propone uno differente ed alternativo.

 

  1. DARE UN NOME ALLE EMOZIONI. Soprattutto in caso di emozioni intense il bambino potrebbe avere difficoltà nel riconoscerle, sta all’adulto aiutarlo a trovare il giusto nome.

 

 

Salvagente Italia

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