#Rituali e cura del bambino

Convulsioni febbrili: meglio conoscerle!

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Convulsioni febbrili: meglio conoscerle!
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Le convulsioni febbrili sono sicuramente un evento traumatizzante da vivere per mamma e papà. Cerchiamo allora di fare chiarezza: cosa sono, ma soprattutto cosa NON sono, le convulsioni febbrili; cosa bisogna fare (e NON fare) se si verificano?

Cosa sono le convulsioni febbrili?

Le convulsioni febbrili (febrile seizure) sono eventi critici, di natura epilettica, che insorgono nel corso di episodi febbrili. Sono un problema comune in età pediatrica in quanto interessano il 2-5% dei bambini. Generalmente si verificano nel periodo di vita che va dai 6 mesi ai 6 anni. Sono nella maggior parte dei casi degli eventi benigni, che si risolvono spontaneamente, non si presentano più con la crescita del bambino e non creano danni al Sistema Nervoso Centrale.

Cosa NON sono le convulsioni febbrili?

Durante gli episodi febbrili si possono verificare eventi non-convulsivi quali: sincopi febbrili, brividi, mioclono febbrile, crisi di pianto con ipertono. Tutti questi eventi NON sono crisi convulsive e dovranno essere tenute in considerazione nella diagnosi differenziale da parte del pediatra che raccoglierà l’anamnesi sull’accaduto.

Classificazione delle convulsioni febbrili

Le convulsioni febbrili si distinguono in semplici e complesse.

Semplici (90% dei casi di crisi convulsive febbrili)

- Crisi generalizzate (crisi che coinvolgono entrambi gli emisferi cerebrali, con perdita di coscienza e manifestazioni che riguardano entrambi i lati del corpo e tutti e 4 gli arti)

- Durata < 15’

- Si verificano una sola volta nell’arco di 24 h

Complesse

- Crisi parziali (crisi focali che coinvolgono un settore limitato del cervello, durante le quali la coscienza può anche essere mantenut; si possono manifestare con il coinvolgimento di solo metà corpo o solo un arto)

- Durata > 15’

- Crisi che si ripetono nell’arco delle prime 24 h

Stato di male febbrile

Se la convulsione febbrile complessa ha una durata maggiore ai 30 minuti si parla di stato di male febbrile: questa condizione, a differenze delle crisi convulsive semplici, è una emergenza ed è necessario intervenire con farmaci appropriati da parte del personale medico per sedare la crisi.

Come si manifestano?

Lo scenario classico raccontato dai genitori è di solito caratterizzato da:

- perdita di coscienza del bambino (se chiamato non risponde),

- scosse agli arti (generalmente le convulsioni febbrili sono crisi tonico-cloniche ovvero caratterizzate da movimenti ritmici in flessione ed estensione degli arti superiori e inferiori)

- tremori in tutto il corpo

- stato di irrigidimento (ipertono) o rilasciamento muscolare (ipotono)

- successivamente stato di spossatezza intensa e sopore (il bambino è stanco e si addormenta), ovvero stato post-critico.

Altri segni che si verificano durante la crisi possono essere: deviazione degli occhi verso l’altro, incontinenza sfinterica (rilascio involontario di feci o urina), morso della lingua.

Cosa fare (e non fare) se si verifica una crisi convulsiva febbrile

In presenza di evento simile spesso i genitori generalmente sono assolutamente impreparati ed entrano facilmente nel panico. Pur essendo degli eventi benigni che generalmente si autolimitano e non creano danni al bambino è utile conoscerne l’esistenza e sapere quali misure adottare:

1- posizionare il bambino su un fianco per evitare inalazione di saliva ed eventuale vomito e in una zona dove non ci siano oggetti con cui possa farsi male durante le scosse (es posizionarlo sul pavimento), mettere qualcosa di morbido sotto la testa del bambino;

2- non forzare l’apertura della bocca: oltre ad essere una manovra inutile, la contrattura spastica dei muscoli della mandibola che si verifica durante la crisi potrebbe renderla impossibile;

3- non cercare di dare da bere o da mangiare al bambino;

4- osservare il tipo (scosse ai 4 arti? rigidità? interessamento di una sola metà del corpo?: saranno informazioni utili per la ricostruzione dell’evento e la classificazione della crisi) e la durata della crisi (il tempo sembrerà infinito per questo è utile oggettivare il trascorrere dei minuti con un orologio!);

5- se la crisi dura per più di 2-3 minuti e il bambino non è al primo episodio di crisi convulsiva i genitori dovrebbero avere a disposizione un clistere di diazepam da somministrare per via rettale.

6- se la crisi non si risolve autonomamente o con micronoan, oppure la crisi ha caratteristiche diverse dalle precedenti chiamare il numero di emergenza (112): non condurre il bambino in pronto soccorso con mezzi propri durante una crisi!

7- Allertare, in ogni caso, il pediatra curante o altro personale sanitario dopo una crisi convulsiva per una valutazione medica del bambino e per indagare l’origine della febbre.

Sono necessari ricovero, esami, elettroencefalogramma dopo una convulsione febbrile?

La ultime linee guida della Società Italiana di Pediatria (SIP) riguardanti la gestione delle crisi convulsive febbrili hanno cercato di stabilire un comportamento univoco da adottare nella gestione ospedaliera delle crisi convulsive febbrili.

Generalmente le crisi convulsive febbrili semplici non necessitano di ricovero se non in bambino molto piccolo (età 18 mesi) per accertarsi che non vi siano segni di infezione del Sistema nervoso centrale o nel caso di crisi complesse.

Nel caso di convulsioni febbrili semplici non sono necessari esami specifici mentre in presenza di una crisi convulsiva febbrile complessa sono invece raccomandati gli esami ematochimici, TAC/RMN, EEG o, qualora si sospetti infezione del SNC, la puntura lombare.

La conoscenza dell’esistenza delle convulsioni febbrili è fondamentale per i genitori, sia per sapere come gestirle, sia per evitare di intervenire in maniera errata. Sapere poi che le crisi semplici sono un evento benigno e che non creano danni al Sistema Nervoso Centrale del bambino sarà di aiuto nella gestione di un eventuale episodio.

 

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Dott.ssa Valentina Decimi – Salvagente Italia  

Salvagente Italia è un’Associazione di Promozione Sociale nata nel 2013 dall’impegno di Mirko Damasco, Filippo Castelli e Silvia Riboldi con lo scopo di diffondere la cultura del Primo Soccorso in Italia grazie a corsi ed eventi accessibili a tutti.

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