Come farlo addormentare?

Consigli per far dormire il vostro bambino

 

Il sonno, anzi più precisamente la mancanza di sonno, è uno degli aspetti più complicati della vita dei neo-genitori nel primo anno (o nei primi due) dall’arrivo di un neonato.

E. Pansley

 

Con tutta probabilità, prima ancora che vostro figlio sia nato avrete già ricevuto una generosa dose di consigli da amiche, parenti e mamme del corso preparto che vi avranno svelato trucchi e strategie per fare addormentare vostro figlio.

Il bagnetto serale per farlo rilassare, la luce soffusa durante il cambio dell’ultimo pannollino prima della nanna, il carrillon, il massaggio dolce e nei casi più disperati ogni altro altro metodo alternativo, dalla classica gitarella in auto intorno all’isolato fino alle soluzioni più incredibili. Avevo un’amica, e credetemi se vi dico che è vero, che portava il suo piccolino di 3 mesi alla stazione perchè l’unico modo per farlo addormentare era fargli sentire lo sferragliare dei treni in sottofondo. Aveva provato persino a registrarli per evitare il fastidio di  dover uscire tutte le sere: niente da fare, il piccolo non ci è cascato.

 

Al di là di questi casi estremi, ascoltare i suggerimenti degli altri qualche volta è utile ma non dimenticate che non esiste una soluzione uguale per tutti o un metodo infallibile quanto piuttosto ispirazioni da personalizzare. Come afferma giustamente Elisabeth Pantley, ogni bambino è unico, ogni madre diversa e ogni famiglia è un caso a sè.

Evitate i confronti (perchè il suo dorme 6 ore di fila e il mio no?), restate serene e non dimenticate che è fisiologico che nei primi mesi di vita il bambino dorma quando è stanco ma si svegli quando ha fame. Alcuni bambini ad esempio digeriscono prima e hanno bisogno di mangiare più spesso: di conseguenza, si svegliano più spesso.

 

Tornando ai trucchi per addormentarlo, sebbene non esistano soluzioni infallibili, è pur vero che esistono utili suggerimenti per provare ad aiutare il bambino a maturare abitudini sane nei confronti del sonno, ovvero a sviluppare un atteggiamento che consideri il riposo un momento piacevole, tranquillo e necessario, in cui non c’è niente a temere.

Tralasciando le tecniche che lasciano piangere il neonato ad oltranza, un approccio che mi è piaciuto molto, e che vi consiglio nel caso vostro figlio abbia difficoltà a dormire, è quello della scrittrice che vi citavo poco sopra, Elisabeth Pantley, consulente familiare e autrice del libro Fai la nanna senza lacrime.

 

Un approccio dolce che si basa essenzialmente sull’osservazione del piccolo e sul rispetto delle sue esigenze. Elisabeth suggerisce di osservare attentamente il bambino per un giorno e per una notte mettendo tutto nero su bianco; poi, ci propone una serie di suggerimenti divisi per fasce di età, da seguire per un paio di settimane affinché i nuovi ritmi si consolidino.

Non si tratta, sia chiaro, di soluzioni certe ma di suggerimenti che considero positivi e che, anche se non in tutti i casi riusciranno a far dormire il vostro bambino tutta una notte di fila, certamente vi insegneranno a conoscerlo meglio.

E come dice l’autrice, l’obiettivo non è un percorso rettilineo e semplice neanche se il programma viene attuato alla perfezione. Al contrario, assomiglia piuttosto ad un balletto: due passi avanti, uno indietro, e perfino, di tanto in tanto, qualche passo laterale…

E comunque vada state tranquille, che in un baleno vi ritroverete ad essere voi a doverlo svegliare per andare a scuola...

 

 


 

Daniela Celli

 

A 9 anni mi sono sentita per la prima volta una viaggiatrice. Oggi ne ho 37, un marito che mi accompagna con passione in giro per il mondo, un figlio di 9 anni cresciuto a pane e viaggi e un adorabile cavalier king. Vivo tra Firenze e il resto del mondo, la valigia sempre pronta e la mente e il cuore rivolti verso la meta e quello che c'è nel mezzo. Ah, dimenticavo... Racconto le nostre avventure sul mio blog Mammagiramondo.

 

 

 

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