Come “curare” il moncone ombelicale

I consigli per velocizzare “la caduta” del moncone e prevenire le possibili infezioni
 
Alcuni minuti dopo il parto si procede al clampaggio e alla successiva recisione del cordone ombelicale; il moncone residuo va incontro ad un fisiologico processo di mummificazione della durata di 7-10 giorni; durante questo processo, il moncone cambia colore, dal verde giallastro al marrone e al nero, fino a staccarsi completamente, lasciando la cicatrice ombelicale.
 
Il moncone ombelicale, in condizioni di scarsa igiene e/o non corretta cura, può rappresentare il punto di partenza per infezioni locali (onfaliti) o sistemiche (sepsi): per minimizzare tale rischio, oltre alla messa in atto di corrette procedure di medicazione, risulta vantaggioso optare per quelle pratiche che riducono il tempo di distacco, riducendo contestualmente le probabilità di esposizione a germi patogeni. 
 
Sebbene possa apparire banale, la prima accortezza è quella del lavaggio accurato delle mani, da parte di tutti coloro che si occupano dell’assistenza del neonato (operatori sanitari, familiari): ciò riduce drasticamente il rischio di infezioni, tra le quali, la più grave è certamente il tetano neonatale, ancora oggi causa di elevata mortalità, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
 
Esiste un’ampia letteratura relativa alle procedure per la cura del moncone ombelicale che risentono delle differenze geografiche e dei progressi scientifici (medicazioni con alcool, clorexidina, acqua ossigenata, zucchero salicilato, polvere di arnica-echinacea etc.). L’obiettivo comune di queste differenti metodiche è comunque quello di velocizzare “la caduta” del moncone e di prevenire le possibili infezioni. Peraltro, in condizioni che garantiscono una idonea pulizia degli ambienti e promuovono l’allattamento materno esclusivo, il trattamento più efficace risulta quello di mantenere il moncone asciutto e pulito, coperto da una garza, senza l’applicazione di sostanze medicamentose/cicatrizzanti, sfruttando il potere di autoriparazione dei tessuti umani; nel caso in cui il moncone così trattato entri in contatto con feci e/o urine è sufficiente lavare la zona con acqua e sapone, asciugare ed applicare una garza pulita.
 
Fin qui tutto bene ma, considerati i tempi di ospedalizzazione sempre più brevi, la miriade di informazioni (spesso contrastanti ed incontrollate) reperibili sul web, i consigli delle “amiche”, delle nonne e così via, i possibili problemi, legati anche all’inesperienza, si manifestano una volta che mamma e papà si trovano, da soli, a dover gestire la quotidianità, fatta di un neonato che piange, mangia, si sporca e va cambiato e, non ultimo, il moncone ombelicale da curare. La prima cosa da ricordare è che il moncone ombelicale non ha terminazioni nervose, pertanto, la sua manipolazione non può causare dolore. Anche qualche goccia di sangue e/o di secrezione sierosa rientra nella normalità e non deve allarmare. Quindi, fisiologicamente, più viene lasciato all’aria (non coperto dal pannolino) e meglio è, ai fini di una più rapida mummificazione
 
Anche sul bagnetto, prima della caduta, vi sono pareri contrastanti: personalmente consiglio di lavare la zona con acqua ed un sapone delicato in caso di presenza di secrezioni, feci, urine, evitando quindi l’immersione totale ed avendo l’accortezza di asciugare accuratamente il moncone, tamponando delicatamente o arieggiando l’area sventolando un cartoncino. Per correttezza, evidenzio come nella vicina Germania, il bagnetto venga invece fatto già dai primi giorni di vita.
 
Ciò detto, è importante elencare, seppur sinteticamente, le situazioni (non frequenti) che richiedono di consultare il vostro pediatra di fiducia, in quanto possibile manifestazioni di “problemi”:
  • Arrossamento della zona ombelicale.
  • Sanguinamento protratto.
  • Presenza di secrezioni purulente, accompagnate o meno da odore sgradevole.
  • Comparsa di febbre e/o di torpore, inappetenza, scarsa reattività.
 
Un cenno a parte merita, in quanto relativamente frequente, il “granuloma ombelicale”. Tecnicamente si tratta di una sovrabbondanza del tessuto di granulazione, deputato alla riparazione/cicatrizzazione di ferite/lesioni. Si manifesta come un’escrescenza moriforme, rossastra, originantesi dal fondo della cicatrice ombelicale, che compare successivamente alla caduta del moncone; può associarsi a modesta secrezione mucosa e/o sanguinamento. Benché possa avere un aspetto “preoccupante”, regredisce con un breve trattamento locale ed indolore (toccature con nitrato d’argento da parte del pediatra).
 
Concludo facendo un breve cenno all’ernia ombelicale, relativamente frequente nei prematuri ma anche in neonati fisiologici. Si presenta come un rigonfiamento, di dimensioni variabili, di colore roseo-bluastro, riducibile con una minima pressione esercitata con un dito, nella regione ombelicale: la causa è rappresentata da un’eccessiva ampiezza o mancata chiusura dell’anello ombelicale, alla quale può associarsi una parziale diastasi dei muscoli retti addominali. A differenza delle altre ernie (inguinali, crurali), regredisce in genere spontaneamente con la crescita e non va quasi mai incontro a complicanze. È quindi sufficiente un atteggiamento di monitoraggio clinico e di vigile attesa.
 
 

 

Dr_Domenico_Careddu

Dr. Domenico Careddu

Medico Chirurgo, specialista in Peiatria

Specialista in idrologia medica

Master di II livello in fitoterapia

Master di II livello in neonatologia

Facebook

 

Articoli che ti potrebbero piacere

Immagine
schiena gravidanza
GRAVIDANZA E POST PARTUM

Disturbi, allergie e malattie

Come evitare il mal di schiena in gravidanza

Immagine
spiaggia pancione
GRAVIDANZA E POST PARTUM

Prepararsi alla nascita

In spiaggia col pancione: come scegliere il costume premaman

Immagine
piscina bimbo
VITA QUOTIDIANA

La vita insieme

Il bagno in piscina