Alcol e fumo in gravidanza

Il parere della ginecologa

 

Difficile smettere di fumare, mi dicono i fumatori. Ridurre ancora peggio: allora meglio essere drastici e buttare via per sempre il pacchetto. “Per la creatura questo ed altro, anche perché poi, quando nascerà, non potrò più fumare in casa ma solo sul balcone… E ora, chissà, gli rubo ossigeno e nutrimento…”. Anzi, meglio smettere ancor prima, quando cominciamo a pensare di mettere in cantiere un bimbo!

Ma vediamo quali sono le evidenze scientifiche, al di là del passaparola tra future mamme e mamme in erba.

 

Nelle metanalisi di studi di coorte il fumo materno risulta associato ad un aumentato rischio di mortalità perinatale, morte improvvisa del lattante, distacco placentare, rottura prematura delle membrane, gravidanza extrauterina, placenta praevia, parto pretermine, aborto spontaneo, basso peso alla nascita, sviluppo di labiopalatoschisi nel bambino… Gli stessi studi hanno mostrato una significativa associazione tra esposizione al fumo in gravidanza e aumentato rischio di feto piccolo per età gestazionale, mortalità infantile e fetale, ridotto peso alla nascita.

Rimangono ancora controversi gli effetti a lungo termine nel bambino.

 

È evidente quindi che al primo contatto con la donna i professionisti debbano discutere la sua eventuale condizione di fumatrice e offrirle informazioni circa i rischi per il nascituro, compreso il fumo passivo (e qui entra in gioco il partner ed eventualmente l’ambiente di lavoro!), enfatizzando i benefici che derivano dalla scelta di smettere di fumare.

Appare ovvio come le donne che non sono in grado di cessare completamente l’abitudine al fumo debbano essere incoraggiate a ridurre il numero di sigarette e, più in generale, l’esposizione al fumo.

L’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità dispone di un numero verde (800.554088) al quale le gravide che fumano possono rivolgersi. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito dell’Osservatorio.

 

E così niente sigaretta postprandiale e addio anche all’aperitivo con le amiche? Anche sull’argomento alcol analizziamo insieme i dati scientifici.

Una revisione sistematica ha esaminato l’effetto del consumo di alcol in epoca prenatale su esiti rilevanti di gravidanza, di salute neonatale e sullo sviluppo cognitivo e comportamentale del bambino.

Nel complesso gli autori della revisione concludono che è difficile determinare se vi siano o no effetti avversi sulla gravidanza correlati al consumo di alcol in epoca prenatale; considerando la mancanza di coerenza tra gli studi e la loro scarsa qualità non è possibile definire sicuro un consumo di alcol basso-moderato (definito come un consumo di meno di un drink al giorno, ovvero meno di 12 g di alcol al giorno).

Le limitazioni degli studi includono difetti nell’accuratezza della documentazione del consumo in termini di quantità, frequenza e periodo di gravidanza in cui avviene il consumo. Si aggiungono difficoltà nel confronto tra gli studi, perché sono state utilizzate definizioni diverse per consumo basso-moderato ed elevato e differenze nella modalità con cui il consumo di alcol è stato misurato.

Gli studi che rilevano un’associazione tra consumo eccessivo episodico e malformazioni fetali sono di bassa qualità metodologica e non consentono di trarre conclusioni definitive.

Sono anche da considerare con cautela i risultati che suggeriscono che il consumo eccessivo episodico nella gestante sia associato a comportamento disinibito nella prima infanzia, riduzione del QI verbale, incremento di comportamenti delinquenziali e deficit di apprendimento.

 

Le linee guida dell’agenzia della salute australiana National Health and Medical Research Council raccomanda alle donne in gravidanza di astenersi dal consumo di alcol: raccomandazione basata su un criterio di precauzione più che su prove disponibili in merito.

Documentati e certi sono invece gli effetti teratogeni dell’esposizione a consumi elevati di alcol, ovvero danni strutturali fetali e problemi cognitivo-comportamentali: impossibile in realtà definire un valore soglia entro il quale il consumo di alcol possa essere considerato non dannoso per la salute materna e del bambino, da cui le raccomandazioni precauzionali.

Altro aspetto è che gli effetti tossici correlati al consumo di alcol in gravidanza possono essere combinati con lo stato di fumatrice, l’età, l’alimentazione, la suscettibilità genetica del feto e l’epoca gestazionale, in una complessa rete causale che rende difficile investigarne le reali conseguenze sulla madre e sul feto.

Possiamo concludere che i professionisti devono informare le donne in gravidanza o che hanno pianificato una gravidanza che la scelta più sicura è quella di non assumere alcol.

 

Ovvio che, visto che sempre nella vita in medio stat virtus, importante è per ogni donna ricercare l’equilibrio, al di fuori di ogni esagerazione ed esasperazione, come nell’alimentazione, nell’attività fisica, nella vita lavorativa, per cercare di vivere una gravidanza il più possibile serena e sana per sé e per chi sta crescendo in noi.

 

 


    

Dottoressa Patrizia Gementi

 

Dirigente dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia presso l’Ospedale Buzzi di Milano

 

Studio Medico Associato Oldrini e Gementi (Piazza Libertà 2, 20010 Cornaredo MI)

 

Medical Center Buonarroti (Via Tiziano 9, 20145 Milano)

 

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