Acquaticità e sport

L’importanza dell’attività fisica per i bambini

 

Generalmente si individua il secondo-terzo mese di vita quale età ideale per avviare i neonati a tale attività, indubbiamente molto utile per un corretto sviluppo psicomotorio, per migliorare le capacità di movimento e il controllo respiratorio. Si tratta infatti di un’esperienza tranquillizzante, sia per il bambino (ritorno all’utero materno) che per i genitori e  nel contempo in grado di accrescere l’intimità ed il legame con mamma e papà. L’importante è lasciar da parte le proprie eventuali ansie, al fine di non trasmetterle al proprio bambino, consentendogli così un’esperienza arricchente e stimolante per tutti i sensi. L'acquaticità contribuisce inoltre a sviluppare nel bambino coraggio, fiducia, autostima e sicurezza. Appare quindi evidente come non vi siano particolari controindicazioni alla pratica di questa attività già dai primi mesi di vita, salvo alcune situazioni patologiche che saranno attentamente valutate dal vostro pediatra di fiducia. Tralasciando questo tema, peculiare per la fascia di età alla quale si rivolge, affrontiamo, per sommi capi, quello assai più ampio della pratica sportiva nel bambino.

 

Partendo dalle intuizioni di Ippocrate, medico e atleta vissuto duemila anni fa, il mondo scientifico internazionale ha recentemente confermato l’importanza di corretti stili di vita a fini preventivi, puntando, in modo specifico, su una costante attività fisica ed una alimentazione sana e bilanciata. Ciò però contrasta fortemente con la realtà che vede un netto aumento della sedentarietà, anche nei bambini, un eccesso di cibo, sia in termini quantitativi che qualitativi, e un significativo aumento della percentuale di sovrappeso ed obesità, in molti casi già nella fascia di età pediatrica. Da queste premesse, a dir il vero poco incoraggianti, appare evidente come l’abitudine all’attività fisica e più in generale al movimento, dovrebbe essere costruita già nell’infanzia.

 

Questo può concretizzarsi, soprattutto inizialmente, stimolando i bambini ad andare a scuola a piedi o in bicicletta, a praticare giochi all’aperto (compatibilmente con la realtà nella quale vivono) e a non trascorrere ore ed ore davanti al televisore o ai videgame. Crescendo, la voglia di movimento ed i percorsi di socializzazione con i coetanei orienteranno verso la scelta di una vera e propria attività sportiva organizzata, nella maggior parte dei casi, di squadra piuttosto che individuale. Normalmente si ritiene che l’età corretta per l’inizio di una simile attività sia intorno ai 6 anni, con alcune differenze a seconda della disciplina intrapresa. È fondamentale che a questa età (e possibilmente anche per gli anni a venire) lo sport sia gioco, divertimento, rispetto delle regole ma che rifugga in modo assoluto da dinamiche agonistiche e/o di risultato. Ciò non vuol dire che non vi debba essere impegno (in alcuni giochi di squadra vi sono allenamenti 2-3 volte/settimana) ma che questo sia finalizzato al raggiungimento di uno stato di benessere psicofisico, al miglioramento dell’autostima e delle capacità individuali, al riconoscimento dei propri limiti, al creare lo spirito di squadra, all’affrontare le difficoltà e le piccole frustrazioni.

 

Quanto detto, comporta necessariamente che coloro che si occupano di accompagnare i bambini in questo percorso siano preparati in modo specifico. Ciò è fondamentale per garantire la costanza dell’attività fisica e per avere ben chiari quali siano i limiti imposti dall’età e/o da specifiche situazioni. Personalmente, almeno nei più piccoli, sconsiglio la pratica di sport asimmetrici, non armonici, che comportino il sollevamento di pesi, essendo lo scopo fondamentale quello di favorire lo sviluppo del corpo nel suo insieme e non quello di potenziare singole parti. Consiglio invece che l’attività sia il più possibile all’aria aperta, che sia costante e che vi sia una stretta collaborazione da parte dei genitori, sia nel facilitare la pratica sportiva che, soprattutto, nel dare l’esempio (difficilmente i figli di genitori che passano lunghe ore davanti alla televisione o che prendono l’auto per ogni minimo spostamento, potranno essere stimolati a svolgere attività fisica). I vantaggi in termini di salute, sia nell’immediato che, ancor di più, nel futuro, sono enormi e ben documentati dalla ricerca scientifica.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come una giusta dose di attività fisica nell’età della crescita contribuisca allo sviluppo di tessuti muscoloscheletrici (ossa, muscoli, legamenti), del sistema cardiovascolare (cuore, polmoni) ed endocrino-metabolico. Inoltre, favorisce la coordinazione e la capacità di controllo dei movimenti e facilita il mantenimento del peso ideale. In quest’ottica vanno lette le raccomandazioni emanate dalla stessa OMS, volte  a migliorare le condizioni cardiorespiratorie, scheletriche e muscolari dei bambini e ragazzi di età compresa tra i 5 e i 17 anni e i loro indicatori di salute metabolici e cardiovascolari:                                                                               

  • Occorre accumulare almeno 60 minuti di attività fisica al giorno, di intensità da moderata a elevata.
  • Se si supera l’ora giornaliera di esercizio fisico, l’organismo ne trarrà vantaggi in termini di benessere e salute.
  • La maggior parte dell’esercizio fisico è bene sia di tipo aerobico (quello che aumenta cioè la richiesta di ossigeno da parte dell’organismo) e che attività di elevata intensità siano praticate almeno 3 volte a settimana, incluse quelle che rafforzano muscoli e ossa (che possono essere svolte nell’ambito di giochi come corsa e salto).

 

Buona attività fisica e buon divertimento a tutti i lettori.

 

 


 

Dr_Domenico_Careddu

Dr. Domenico Careddu

Medico Chirurgo, specialista in Pediatria

Specialista in idrologia medica

Master di II livello in fitoterapia

Master di II livello in neonatologia

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