OMEOPATIAAgosto 2014

Fra tradizione e attualità

 

La Medicina omeopatica rappresenta un diverso approccio al concetto di malattiaNon rappresenta un’alternativa alla Medicina convenzionale, ma una sua integrazione, un supporto, in situazioni particolari, sia in caso di malattie acute che di malattie croniche.

L’Omeopatia, quindi deve essere definita un metodo terapeutico. Al pari di tanti altri, si integra, dopo una diagnosi corretta e supportata da tutti i mezzi moderni a disposizione dalla tecnica medica (ecografia, radiografie, esami ematochimici…) e cerca di restituire al paziente un adeguato stato di salute. Quindi non bisogna parlare di Medicina Alternativa, ma di Medicina Integrata.

La sua origine, risale al 1790, quando un medico tedesco S.C. Hahnnemann, (1755-1843) definì le leggi fondamentali dell’omeopatia.

Studiando, si accorse che esistevano farmaci, in grado di provocare sintomi simili a quelli che potevano guarire.  Sperimentò su di se stesso gli effetti della corteccia di china, utilizzata per la cura delle febbri malari­che. Riscontrò che l'assunzione di dosi ponderali del prodotto e­ra in grado provocare dei sintomi simili a quelli delle febbri malariche.

Quindi utilizzò altre sostanze farmacologicamente attive, ed anche molti veleni, come il Mercurio, l’Aconito, la Belladonna. Utilizzò questi farmaci, su malati che presentavano sintomi simili a quelli della tossicologia di queste sostanze, o a quelli indotti dalla sperimentazione su soggetti sani e sensibili. Arrivò così a formulare la legge base dell’Omeopatia cioè la Legge dei Simili o della Similitudine:

·   tutte le sostanze farmacologicamente attive possono provocare nell'individuo sano e sensibile un corteo di sintomi che

    sono ti­pici della sostanza impiegata (sperimentazione).  

·   tutti gli individui affetti da malattia presentano un quadro con sintomi caratteristico della propria malattia (osservazione).

·   la guarigione, ovvero la scomparsa dell'insieme dei sintomi della malattia viene ottenuta grazie alla prescrizione di piccole 

    dosi dinamizzate della sostanza, quando i sintomi sperimentali o clinici corrispondono a quelli del malato (prescrizione).

 

L’ Omeopatia nasce allora dallo studio dei sintomi ottenu­ti dalla tossicologia, dalla sperimentazione, e dalla os­servazione delle reazioni cliniche provocate dalla sostanza in questione. Si confronta quindi, da un lato con la capacità di reagire di un individuo malato nei confronti della malattia,  studiando i sintomi più  evidenti ed importanti, dall’altro con la sua reattività  globale, psi­chica,  immunologica ed  endocrinologia.  .

 

Come si evince  da queste poche righe, l’Omeopatia non è una medicina alternativa e non deve essere affidata a persone inesperte e con poca o nessuna esperienza medica.

In quanto atto medico, riconosciuto dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, prevede attualmente uno specifico percorso formativo post laurea e può essere praticato nei confronti di  pazienti di tutte le età, sia nei bambini, anche neonati, che negli adulti che negli anziani. Può essere associata ad altre terapie, anche di farmacologia classica, anche se la fitoterapia (la cura delle malattie con le piante medicinali ed i loro estratti), l’oligoterapia (l’uso di piccole dosi di minerali, presenti nel corpo umano), le terapie manuali (massaggi, osteopatia), l’agopuntura, sono le sue naturali alleate,  perché in grado di potenziare “ il medico interno” che c’è in ognuno di noi, ed aumentano la nostra innata capacità di auto guarigione.

Il Medico sceglie il livello di diluizione Bassa, Media o Alta in base al tipo di sintomi che vuole curare. Indicativamente:

Bassa diluizione (4- 5 – 7- 9 CH) per sintomi fisici;

Alta diluizione (30 – 200 CH) per sintomi mentali o psichici.

Le forme farmaceutiche utilizzate sono i granuli , i globuli, le dosi, le gocce, gli sciroppi, le supposte, le fiale,  la triturazione etc. Le formulazioni per uso orale, devono essere sempre  assunte a bocca pulita,  possibilmente  a digiuno e non contemporaneamente ad altri farmaci, pur essendo ammesse associazioni. Non devono infine essere conservati  in vicinanza di campi elettrici o magnetici.

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