La Vitamina D nel primo anno di vita: come, quando e perchéDic. 2018

Fin dalle prime settimane di vita il pediatra prescrive generalmente delle vitamine per il bebè. 

Tra queste riveste un ruolo importantissimo per la salute e lo sviluppo del bambino la vitamina D… Scopriamo perché questa Vitamina è così importante per il nostro organismo e perché è necessario fornirla al bambino.

 

La vitamina D: a cosa serve?

La vitamina D è un’importante vitamina che il nostro organismo non è in grado di produrre da solo. 

La vitamina D che ricaviamo dagli alimenti è una percentuale davvero bassa (si parla del 10% sul totale) e per la produzione della forma attiva della vitamina D il nostro organismo necessita dell’azione dei raggi solari sulla cute per la trasformazione della vitamina D da una forma non attiva ad una forma attiva. 

 

Ma la Vitamina D a cosa serve? Le funzioni ad oggi note della vitamina D sono molteplici:

1. Previene le malattie dell’apparato osseo, come il rachitismo e l’osteoporosi, perché favorisce nell’organismo i processi di assorbimento del calcio, elemento costitutivo dell’apparato scheletrico;

2. Favorisce la chiusura della fontanella;

3. Contribuisce ad una buona dentizione;

4. Nuove evidenze suggeriscono che la vitamina D ha un ruolo positivo in alcune patologie autoimmuni, come il diabete mellito  e l’artrite idiopatica giovanile, ma anche nell’asma, nel broncospasmo e nelle infezioni respiratorie ricorrenti.

 

Perché dobbiamo supplementarla?

Il primo anno di vita rappresenta un periodo dell’età pediatrica estremamente importante per quanto riguarda la prevenzione dell’ipovitaminosi D per diversi motivi:

1. Le scorte di vitamina D del neonato sono direttamente proporzionali ai livelli di vitamina D materna e spesso già insufficienti al momento della nascita;

2. Il neonato ed il lattante vengono scarsamente esposti alla luce del sole e pertanto il loro organismo non è in grado di produrre la forma attiva della vitamina D;

3. Il latte materno contiene quantità di vitamina D decisamente insufficienti per la prevenzione del deficit di vitamina D nel primo anno di vita;

4. Nel primo anno di vita la velocità di crescita staturale è particolarmente elevata rispetto alle epoche successive, condizione che può facilitare lo sviluppo di un deficit di vitamina D. 

Supplementare la Vitamina D nel corso dei primo anno di vita ha quindi lo scopo di prevenire l’insorgenza del rachitismo e dei quadri di ipovitaminosi D che potrebbero favorire l’insorgenza di altre patologie ossee, come l’osteoporosi. 

 

Quando e quanta?

Le recenti indicazioni della Società Italiana di Pediatria (SIP) e della Società Italiana di Pediatria Preventiva e sociale (SIPPS), raccomandano la profilassi con vitamina D per TUTTI I NEONATI FIN DAI PRIMI GIORNI DI VITA, INDIPENDENTEMENTE DALL’ALLATTAMENTO, in quanto né il latte materno, né quello in formula (anche se addizionato) riescono a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina D.

Le più recenti linee guida dell’American Academy of Pediatrics raccomandano, per la prevenzione dell’ipovitaminosi D e del rachitismo, una supplementazione di 400 Unità internazionali al giorno DI VITAMINA D: normalmente nei lattanti la formulazione utilizzata è quella in gocce e il dosaggio dipenderà dal tipo di prodotto somministrato.

 

Tali preparazioni devono essere prescritte dal pediatra e somministrate adeguatamente, dato il rischio di sovradosaggio!

I nati pretermine hanno necessità di apporti più elevati di vitamina D per assicurare un ottimale assorbimento intestinale di calcio e fosforo almeno fino al raggiungimento di una età post-concezionale corrispondente alla nascita a termine.

 

La supplementazione con vitamina D dovrebbe essere effettuata ALMENO PER TUTTO IL PRIMO ANNO DI VITA (periodo in cui l’incidenza del rachitismo da deficit di vitamina D è massima, essendo la velocità di crescita scheletrica più elevata), sospendendo eventualmente la somministrazione durante il periodo estivo se il bambino viene esposto regolarmente al sole. 

 

Sono stati individuati alcuno fattori di rischio che esporrebbero maggiormente il bambino ad un quadro di ipovitaminosi D: 

- bambini di etnia non caucasica ed elevata pigmentazione, 

- bambini con ridotta esposizione solare, 

- bambini che seguono regimi alimentari inadeguati come la dieta vegana, 

- bambini con insufficienza renale o epatite cronica, 

- bambini obesi, 

- bambini affetti da malattie infiammatorie croniche o da celiachia.

 

Per queste situazioni particolari potrà essere utile il monitoraggio, nel tempo, dei valori di vitamina D nel sangue ed una eventuale supplementazione più prolungata anche oltre il primo anno di vita.

 

Per tutti i bambini non “a rischio” invece, sarà fortemente consigliato per molteplici motivi e anche per la produzione di vitamina D, trascorrere ogni giorno del tempo all’aria aperta soprattutto se fuori splende il sole! Ricordiamoci infine, per tutti i bimbi oltre il primo anno di vita, che gli alimenti più ricchi di  vitamina D sono gli oli di pesce, pesci di acqua salata come sardine, aringhe, salmone. Uova, carne, latte e burro contengono a loro volta piccole quantità di vitamina. Le piante sono fonti povere e la frutta e le noci non possiedono vitamina D.

 

Attenzione quindi ad unire alle lunghe passeggiate all’aria aperta anche un’alimentazione equilibrata per non far mancare mai questa preziosa vitamina all’organismo dei nostri bambini!

 

 

Dott.ssa Valentina Decimi - Salvagente Italia 

(Pediatra)

 

 

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