Perché è importante la protezione solare, in particolare nei bambiniMagg. 2017

I melanociti sono cellule dello strato profondo della cute, che producono la melanina e dai quali dipende il fototito della pelle. In seguito  all'esposizione al sole la pelle si abbronza perché i raggi ultravioletti (UV) provocano la sintesi di prodotti che i melanociti captano e trasformano in melanina.

 

La melanina si deposita negli strati superficiali della cute, conferendo un colorito più scuro, l'abbronzatura, e svolgendo in questo modo una funzione protettiva dagli eventuali danni provocati dai raggi UV. I raggi UV sono radiazioni invisibili emesse dal sole sulla crosta terrestre e si distinguono a seconda della lunghezza d'onda in UVB (280-315 nm), che provocano scottature ed eritemi, e UVA (315-400 nm) che penetrano più in profondità e sono responsabili del fotoinvecchiamento. Gli UVC (100-280 nm) vengono schermati dallo strato di ozono. In passato si consideravano pericolosi solo gli UVB, ma negli ultimi anni si è visto che anche gli UVA possono danneggiare il DNA cellulare, contribuendo alla comparsa di tumori cutanei.

 

Inoltre, entrambi favoriscono l'invecchiamento precoce della cute e gli UVA possono dare origine a fenomeni di fototossicità cioè reazioni cutanee da sensibilizzazione dopo assunzione di cosmetici o farmaci fotosensibilizzanti (es. alcuni antibiotici). Due sono i meccanismi in gioco nello sviluppo dei tumori cutanei: il danno al DNA cellulare che, se non riparato, genera cellule tumorali; la diminuzione della sorveglianza immunologica indotta dai raggi UVB e UVA (fotoimmunosoppressione), quindi della capacità del sistema immunitario di eliminare eventuali cellule tumorali prodotte dall'azione delle radiazioni UV.

 

I soggetti con carnagione scura (fototipi III, IV) sono più protetti dai raggi UV rispetto a quelli con fototipo chiaro (I,II).

Dalla trasformazione maligna dei melanociti ha origine il melanoma, ma esistono altri tipi di tumori cutanei che sono legati al danno provocato dal sole, come i carcinoma epiteliali basocellulare e  squamocellulare, che generalmente, a differenza del melanoma, colpiscono soggetti di età più avanzata. Negli ultimi decenni si è avuto un aumento dell'incidenza dei melanomi e dei carcinomi cutanei non melanoma. D'altra parte l'esposizione al sole stimola la sintesi della vitamina D e l'accrescimento e influisce sullo sviluppo del sistema immunitario. Pertanto una corretta esposizione solare è importante per tutti, in particolare fin dai primi anni di vita. Infatti tra i fattori di rischio per il melanoma vi sono le scottature solari, soprattutto quelle avvenute prima dei 15 anni e l'esposizione solare intensa e intermittente, in particolare al di sotto dei 20 anni. Il rischio dipende dalla sensibilità individuale alla luce solare: è più elevato nei soggetti con fototipo chiaro, in particolare quelli con lentiggini  e che si abbronzano poco o per nulla, ma si scottano facilmente, i soggetti con occhi chiari, capelli biondi o rossi. A conferma di quanto detto si ha una maggiore frequenza del melanoma nelle popolazioni del Nord Europa rispetto ai paesi Mediterranei e nei soggetti di origine nordeuropea che si sono stabiliti in Australia.

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Va comunque tenuto presente che anche nei soggetti con fototipo più scuro vanno evitate le esposizioni solari prolungate o nelle ore centrali della giornata e che l'abbronzatura deve essere acquisita gradualmente. Tra i gruppi a rischio per l'insorgenza di tumori cutanei ci sono anche coloro che abitualmente lavorano o svolgono attività sportive all'aria aperta.

 

Tra le abitudini che espongono a maggior rischio di tumori cutanei vi è quella, diffusa anche tra gli adolescenti, di ricorrere alle lampade abbronzanti.

 

Nei bambini il rischio di scottature nel breve termine e di fotoinvecchiamento e carcinogenesi è aumentato. Fino ai 3 anni, infatti, si ha una minore concentrazione di melanina e lo strato corneo è più sottile, consentendo ai raggi UV di penetrare più in profondità, nel derma e nei capillari e di esercitare un effetto immunosoppressivo.  Lo strato basale dell'epidermide è ricco di cellule staminali su cui le radiazioni solari possono esercitare un effetto mutageno (cioè provocano mutazioni genetiche che alterano i meccanismi di regolazione della proliferazione cellulare). La cute del bambino si caratterizza, inoltre, da un aumentato assorbimento percutaneo e da una maggiore perdita di acqua transepidermica, condizioni che lo rendono più suscettibile alle scottature.

 

La prima regola di una corretta fotoprotezione è quella di evitare o limitare l'esposizione solare tra le 10 e le 16, preferire l'ombra alla luce diretta del sole, indossare indumenti che proteggano dal sole (occhiali da sole, cappellino con ampia visiera, magliette o camice a manica lunga, pantaloni; tra i tessuti più protettivi ci sono cotone, seta, poliestere, elastan, meglio se di colore scuro e a trama fitta); tenere presente che l'acqua, la neve, la sabbia riflettono i raggi UV.

 

Nell'ambito dell'educazione ad una corretta fotoprotezione vi è poi l'applicazione di creme solari che andrebbe effettuata in tutti i fototipi e su tutte le aree scoperte, con particolare attenzione a naso, spalle e dorso dei piedi. L'applicazione deve essere effettuata 20-30 minuti prima dell'esposizione solare, in modo uniforme e in quantità di 2 mg/cm2 (corrisponde a 6 cucchiaini da caffè nel corpo di un adulto), e ripetuta dopo 2 ore (se si rimane all'aperto). Spesso si applica una quantità inferiore, ma bisogna sapere che se questa viene dimezzata, altrettanto accade per il fattore di protezione indicato sulla confezione.

 

I filtri solari possono essere: fisici a base di sostanze minerali come ossido di zinco e biossido di titanio, che riflettono o disperdono i raggi UV, non penetrano nella cute e sono meno irritanti, ma creano l'effetto della patina bianca e spessa; chimici a base di sostanze che penetrano nella cute, assorbono gli UV neutralizzandone gli effetti nocivi, e sono più graditi da un punto di vista cosmetico. Esistono prodotti che contengono sia filtri fisici che chimici e, negli ultimi anni, ne sono stati creati altri contenenti nanoparticelle (particelle singole del diametro inferiore a 100 nm) che veicolano i filtri fisici a livello dello strato più superficiale della cute (il corneo), in modo da non essere assorbiti e da evitare l'effetto patina bianca.

 

Inoltre i filtri solari di ultima generazione non solo bloccano gli UVB ma limitano anche gli UVA e contengono sostanze che riparano la pelle danneggiata.

 

Nei bambini andrebbe utilizzata sempre la protezione molto alta, cioè con SPF 50+ (Solar Protection Factor = fattore di protezione solare). Sono preferibili i filtri water resistant, tenendo presente che dopo il bagno o in caso di marcata sudorazione la crema andrebbe comunque riapplicata perché anche le creme water resistant perdono un po' di efficacia con l'acqua.

Nei piccoli inferiori ai 6 mesi, poiché si ha un aumentato assorbimento percutaneo, è consigliabile evitare l'esposizione diretta alla luce solare e se questo non fosse possibile bisogna applicare le creme solari in piccole quantità nelle aree fotoesposte. Le creme solari vanno lavate via una volta che il piccolo non è più esposto al sole.

 

In caso di dermatite atopica, pelli sensibili o condizioni dermatologiche particolari esistono linee specifiche come quelle per bambini o per pelli atopiche, tenendo presente che in caso di allergie da contatto bisogna fare attenzione ai componenti indicati sulla confezione del prodotto. Esistono varie formulazioni da scegliere in base alle zone corporee (es. pilifere o no) e alle preferenze personali: creme, latte, spray, stick...

 

Si è visto anche da recenti pubblicazioni che l'applicazione di filtri solari non riduce i livelli di vitamina D.

 

L'utilizzo delle creme solari, anche se con filtri molto alti e in quantità e modalità appropriata, non deve giustificare comportamenti sbagliati come aumentare la durata dell'esposizione solare, specie nelle ore centrali della giornata, nè deve indurre a pensare che sia l'unico e principale strumento di prevenzione dei tumori cutanei.

 


    

Dottoressa Iria Neri

 

Responsabile Ambulatorio di Dermatologia Pediatrica

UO Dermatologia

Azienda Ospedaliero - Universitaria S.Orsola Malpighi Bologna

 

 

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